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La rigenerazione delle periferie tra città di pietra e città di carne

Quinto rapporto urban@it: serve piano decennale non bandi per progetti cantierabili.

C’è voluto il treno ad alta velocità in Italia per svelare il nesso vincente fra infrastruttura e servizio. L’infrastruttura è, o dovrebbe essere, sempre – nella sua corretta accezione – un contenitore di servizi; e l’assenza di servizio – quindi di collegamento diretto, continuativo e vivo con l’utente, con la persona e i suoi bisogni – svuota l’opera, la rende carrozzone o cattedrale nel deserto. Qualcosa del genere è successo guardando alle politiche di riqualificazione perseguite per anni nelle periferie italiane: la città di pietra troppo spesso non si è messa al servizio della città di carne, per usare l’espressione utilizzata da studiosi come Ilda Curti e Giovanni Laino. L’architettura, l’urbanistica, l’edilizia hanno fallito, non di rado, nel loro tentativo di «modernizzazione verso un decente welfare territoriale». L’approccio «fisicista», che antepone la realizzazione del contenitore alla fornitura di un servizio urbano e sociale (abitativo, di mobilità, di sostegno alle attività economiche, di aiuto alla povertà), ha mostrato tutti i suoi limiti.

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